Il tentativo di recupero del Dollaro deriva dalla sensazione che sia iniziata la svolta (in positivo) sul mercato del lavoro americano. Non deve quindi stupire se gl’indici Dow Jones, S&P500 e Nasdaq si trovino sui massimi dell’anno. Infatti, le valute hanno quasi sempre un’incidenza limitata sull’andamento delle Borse, ma quando il loro movimento è favorevole di certo aiutano. Il vigore di Wall Street non è riscontrabile, ad esempio, a Francoforte, anche se nel resto del mondo le cose non stanno andando male. Come sempre fa molta fatica Piazza Affari, dove ancora una volta i titoli a maggior capitalizzazione affossano più che risollevare. Pertanto il nostro FTSE MIB si limita a galleggiare al di sopra dei 22.000 punti, la cui violazione verso il basso sarebbe estremamente pericolosa. Il trend rimane laterale e per un rialzo sarà necessario il superamento dei 23.700 punti. In settimana, sono previsto molti importanti dati macroeconomici in Europa e negli Stati Uniti, quindi gli sviluppi potrebbero essere importanti.
LE AGENZIE DI RATING SI FANNO SENTIRE SOLO SULL’EUROPA
La settimana appena trascorsa, rischia di diventare la peggiore del 2009 per gli Stati sovrani comunitari. Infatti martedì scorso, Fitch ha tagliato il rating della Grecia, riportandolo a BBB. Poi Standard & Poor’s ha messo sotto osservazione, con probabile sviluppo negativo (cioè futura bocciatura), anche il rating della Spagna (attualmente AA+). Per il momento non vi sono allo studio manovre contro il nostro Paese, anche perché la lotta all’evasione e lo scudo fiscale sembrano davvero in grado di generare abbondanti flussi di entrate nell’esercizio corrente e per i prossimi anni, di estendere la base dei contribuenti per via delle dichiarazioni degli “scudati”. Tuttavia i casi di Spagna e Grecia bastano a far temere il cosiddetto effetto domino, cioè la possibilità che altri Paesi comunitari possano veder tagliato verso il basso il loro merito di credito. Di per sé questa rinnovata severità delle agenzie di rating non ha nulla di strano. Basti pensare che all’interno della Comunità Economica Europea nel 2010 scadranno di titoli obbligazionari per 540 miliardi di euro, ma si calcola che il fabbisogno complessivo (pubblico e privato) superi di molto le cifre in scadenza e possa arrivare ad oltre 900 miliardi. E’ anche vero che la Banca Centrale Europea ha in programma di drenare risorse al settore bancario, poiché sostiene che gli istituti di credito non ne abbiano più bisogno ed anzi impieghino quel prezioso capitale per le loro speculazioni. Quindi, considerando che il bicchiere pare proprio mezzo pieno e mezzo vuoto, qualche piccolo taglio ci può stare. Che dire invece degli Stati Uniti? Non certo quello che hanno dichiarato la scorsa settimana le agenzie di rating, cioè che al momento non è necessario alcun cambiamento di valutazione. Qual’è il Paese in cui anche quest’anno, in media ogni settimana, fallisce almeno una banca? Qual è il Paese in cui si sta vivendo il più grosso disastro della storia del settore automobilistico e che ha evitato con fatica quello del settore bancario? Qual è il Paese che si vede costretto, secondo quanto dichiarato dal suo ministro del Tesoro Geithner, ad estendere gli aiuti del piano Tarp (700 miliardi di Dollari) almeno fino ad ottobre 2010? La risposta è scontata. Ma può uno Stato del genere mantenere la tripla “A”, cioè l’assoluta certezza che non vi sia alcun problema legato al regolare pagamento dei titoli di Stato? Per capire meglio i termini di questo discorso riportiamo di seguito il significato dei rating migliori:
Rating Rating di Significato del giudizio
di Moody’s S&P e Fitch
Aaa AAA Massima qualità. Minimo rischio. Buon margine per il pagamento degli interessi.
Aa AA Massima qualità, anche se inferiore al top.
A A È possibile investire. Buon margine. Rischio di deterioramento in futuro.
Baa BBB Caratteristiche speculative. Futuro incerto.
Come si vede, un rating “AA” indica ancora un’ottima qualità dell’emittente, pur essendo tuttavia inferiore al massimo possibile. Non è dunque questo il caso degli Stati Uniti? Gli USA sono ancora un stato finanziariamente solido e credibile come lo erano qualche anno fa? Qualcuno potrebbe obiettare che finora tutti i flussi relativi titoli di Stato americani sono stati regolarmente pagati. Però è anche giusto affermare che, probabilmente, pure la Spagna non soffrirà di alcun default o ritardo nei regolamenti monetari. Cosa dire dire dell’Italia, il cui rating è “AA-”? Allora perché il Paese iberico rischia di passare da “AA+” ad “AA”, mentre gli Stati Uniti, capitale del più grande disastro economico del secolo, sono ancora “AAA”, vale a dire possiedono un rating immacolato? A voi Lettori ogni commento in merito!
DIVENTA INTERESSANTE INVESTIRE IN DOLLARI.
È un’alternativa che non possiamo più trascurare. Dopo la diffusione dei dati sull’occupazione statunitense dello scorso 4 dicembre, è divenuto credibile un aumento dei tassi d’interesse anche oltreoceano dove, al momento, il denaro ha un costo praticamente nullo e lo spazio per manovre al rialzo del suo costo è davvero notevole. Se così fosse, verrebbe progressivamente ridotto (forse annullato) il differenziale di rendimenti avverso la valuta americana, quello che ha stimolato per così tanti mesi il carry trade(ovvero l'indebitarsi contro Dollaro per investire in Euro) e regalando a coloro che lo effettuavano un doppio guadagno: sul differenziale dei tassi di interesse e sul deprezzamento del biglietto verde. Se consideriamo che il mercato valutario è il più grande del mondo, si può ben immaginare quale sia l'ampiezza delle posizioni tuttora in essere che dovranno essere chiuse o, addirittura, invertite. Bernanke e Geithner non perdono occasione per ripetere che è ancora presto per lasciarsi andare all'ottimismo e in questo ruolo sono ammirevoli perché non stanno affatto "remando contro" le Borse. In realtà stanno tentando di evitare che il mondo finanziario statunitense ricada nel malcostume di esagerare con le speculazioni (e con i superbonus pagati a dirigenti spesso non all'altezza della situazione) e si getti nuovamente e con troppa fretta a cercare esagerati profitti privati, dopo che si è stati salvati col denaro pubblico. Gli operatori sanno benissimo che le cose stanno così. Pertanto il tentativo di rally della divisa statunitense va seguito con molta attenzione: per ora solo a scopo speculativo, ma rimanendo pronti a valutarlo come investimento qualora diventasse netta la sensazione che la Fed inizierà ad aumentare tassi di interesse prima della Banca Centrale Europea.
Ulteriori Indicazioni tecniche degli indici e del cambio euro/dollaro, sono disponibili nel nostro report Mercati & Tendenze, pubblicato ogni lunedì pomeriggio.
Testo edito a cura dell’Ufficio Studi di Ricerca Finanza
Direttore Responsabile Dr. Massimo Intropido









