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Ora i mercati guardano alla recessione

Ora i mercati guardano alla recessione - Vasto Oggi.net
Le borse avevano cercato di riprendersi, ma hanno dovuto ripiegare di fronte ai molti dati macroeconomici che confermano quanto la recessione sia netta e pesante a livello mondiale. Dunque il FTSE MIB era caduto sotto la fatidica quota 18.752, segnale inequivocabilmente ribassista, tuttavia era riuscito a riportarvisi sopra, difendendo la sua
impostazione rialzista. Tale andamento rimane confermato anche se con molta fatica e non pochi traballamenti. Confermiamo i 18.650 punti quale livello di massima allerta, la sua violazione segnalerebbe un ribasso preoccupante. Per ritrovare invece, un netto segnale di forza è necessario il superamento di quota 20.700. Questo tira e molla delle borse rende difficile anche per gli operatori collocarsi correttamente in termini di portafoglio. Pertanto l’attuale mercato premia i trader che sanno destreggiarsi bene nel “mordi e fuggi”.

ANCHE IL PETROLIO VA A PICCO

Le preoccupazioni sull’andamento della congiuntura hanno fatto letteralmente crollare il prezzo del petrolio, che ha rotto con forza i 70 Dollari al barile ed ora punta con decisione verso i 65 Dollari. L’attuale debolezza è tecnicamente una semplice correzione, non una
vera e propria inversione in grande stile. Le previsioni sulle quotazioni future sono molte incerte e divergenti tra loro, da un lato c’è Goldman Sachs che prevede un prezzo di 90 Dollari al barile entro la metà del 2010 e di 95 Dollari entro la fine del 2010, dall’altro c’è l’Agenzia Internazionale per l’Energia che ha dichiarato, la settimana scorsa, di prevedere una debolezza nella domanda di petrolio fino al 2012, in parte per la recessione ed in parte per la sempre crescente attenzione alle emissioni inquinanti. Non esistono certezze nemmeno su questo mercato: paga solo la flessibilità.

QUANDO INVESTIRE DIVENTA DIFFICILE…VINCE LA FLESSIBILITÀ

In borsa l’arrivo di un nuovo ribasso in grande stile sembra atteso da un momento all’altro, dalla gran parte degli operatori. Sui mercati obbligazionari i rendimenti sembravano riprendersi, ma nelle ultime settimane sono nuovamente crollati. Infatti la remunerazione dei titoli di stato a 10 anni, è scesa di quasi mezzo punto percentuale. Sulle scadenze brevi l’Euribor a 3 mesi è calato fino all’1,037%, mentre quello a 6 mesi è arrivato all’1,27%.
Tutto ciò a causa di un’inflazione mondiale che in realtà è già deflazione, ovvero un calo generalizzato dei prezzi. Questa dinamica rende assai complicato investire nel mercato obbligazionario. Per un certo periodo, gli operatori hanno creduto che il peggio fosse alle spalle (in evidente contrasto con quello che hanno sempre detto i dati macroeconomici) per via della ripresa dei rendimenti, ma poi il ritorno alla realtà è stato duro anche nel comparto del reddito fisso ed ora si scommette su una situazione di inflazione zero per parecchi
trimestri. La conseguenza è un pesante divario tra i rendimenti a breve e quelli a lungo termine. Si tratta di circa un 3% che rende, o meglio renderà, molto difficile investire nel momento in cui i prezzi dovessero tornare a salire. In quel caso occorrerebbe passare dai
titoli a tasso fisso a quelli a tasso variabile, ma il passaggio, nell’eventualità di tassi identici agli attuali, comporterebbe un minor rendimento immediato di circa il 3%, costringendo così a rimanere investiti nei titoli a tasso fisso per un po’ anche dopo l’inizio della ripresa dell’inflazione. Questo concetto andrà tenuto in grande considerazione perché sicuramente il ritorno al rialzo dei prezzi, quando partirà, sarà veloce e repentino, specie se dovesse essere nuovamente guidato da una forte dinamica del prezzo del petrolio.

In borsa ciò che fa la differenza è sempre più la flessibilità. In questa prima metà dell’anno, ha vinto chi ha avuto la capacità di seguire, giorno per giorno, i prezzi e la realtà quotidiana del mercato, senza dar peso alle previsioni degli analisti o ai commenti dei politici. Dunque ha vinto chi ad inizio d’anno non si è fidato delle voci che sostenevano per l’ennesima volta che il peggio è alle spalle. Da marzo in poi ha vinto chi ha seguito i prezzi lungo una ascesa, in cui quasi nessuno ha dichiarato di credere. Dunque, in soli sei mesi, si sono dimostrati vincenti atteggiamenti molto diversi tra di loro, ma con un unico fattore in comune: seguire i prezzi e non le chiacchiere. Se i mercati del 2008 erano stati talmente spietati da offrire alibi molto credibili a coloro i quali ne sono stati travolti (stiamo parlando soprattutto degli addetti ai lavori), i mercati del 2009 riservano grandi problemi a coloro che investono troppo schematicamente e grandi opportunità a quanti agiscono con la massima flessibilità. Il tutto, naturalmente, è condito da rovesci improvvisi che possono provocare perdite anche al più astuto speculatore. Gli stessi fondi di Warren Buffett stanno incontrando qualche difficoltà, pur essendo dei modelli di gestione attiva. Pertantoil 2009 sarà l’anno che evidenzierà le vere capacità degli investitori, capacità di analisi lucida dei prezzi e capacità di resistere sia al verso delle cicale, sia alle voci dei catastrofisti, che vista la grande incertezza, avranno a turno entrambi torto e ragione in un’alternanza tale da sembrare una grande presa in giro, ma gli speculatori e gli investitori esperti sanno che in finanza i veri pericoli arrivano dallecertezze troppo radicate.

Testo edito a cura dell’Ufficio Studi di Ricerca Finanza
Direttore Responsabile Dr. Massimo Intropido
07/07/2009 18:37