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Natale con i mercati in forza

Natale con i mercati in forza - Vasto Oggi.net
ANCHE FRANCOFORTE SEGNA I NUOVI MASSIMI DELL’ANNO.

 

Il tema principale dei mercati finanziari internazionali è sempre rappresentato dal recupero del Dollaro e questa nuova forza del biglietto verde si fa sentire anche a Wall Street, dove il Dow Jones ed il Nasdaq hanno segnato, mercoledì, i nuovi massimi dell’anno.

Nonostante l’Europa sia stata presa di mira dalle agenzie di rating, anche Francoforte sta segnando i nuovi massimi dell’anno, completando positivamente l’attuale quadro borsistico che, a pochi giorni dal Natale, si presenta nel miglior modo.

Piazza Affari, purtroppo continua ad arrancare, appesantita dai titoli principali del paniere. Il FTSE MIB non riesce a fare molto di più che mantenersi in tendenza laterale appena al di sopra dei 22.000 punti, livello che evita l’inizio di una tendenza negativa. Infatti è sempre molto minaccioso il testa e spalle ribassista che ha come obiettivo il ritorno del nostro indice a quota 20.500. Un rialzo sarebbe generato dal superamento di quota 23.708. Ribasso, invece, qualora si vedesse una caduta sotto 21.394 punti.

 

I MERCATI OBBLIGAZIONARI SONO ANCORA INCERTI. 

 

La Fed mercoledì ha lasciato inalterato il costo del denaro, confermando un quadro dell’economia statunitense che vede l’inizio della ripresa, ma probabilmente ancora un trimestre di relativa debolezza. Ancora problemi per la Grecia, il cui rating è stato tagliato anche da Standard & Poor’s, la stessa cosa era stata fatta una settimana prima da Fitch. La somma di tutti questi fattori ha prodotto un nuovo forte rialzo sui prezzi delle obbligazioni, con conseguente discesa dei rendimenti, in netto declino anche sul breve termine. Se due settimane fa sembrava che si iniziasse a puntare con decisione al prossimo inizio della exit strategy anche negli Stati Uniti, negli ultimi giorni questa scommessa sembra messa un po’ da parte.

 

LA SITUAZIONE SUL DOLLARO.

 

Martedì scorso Moody’s ha pubblicato un rapporto sull’andamento del debito sovrano. Ha definito il 2010 come “l’anno delle turbolenze”. Sicuramente non si tratta di un preambolo incoraggiante. Moody’s calcola uno speciale indicatore, il Misery Index, sommando tra loro deficit fiscale (cioè il disavanzo dell’anno corrente) e la disoccupazione. Il significato di questa aggregazione va ricercato negli insegnamenti classici della teoria economica e cioè: se la spesa pubblica supera il gettito fiscale, rimangono ben poche risorse ulteriori per combattere la disoccupazione. Come diceva il più grande economista della storia, John Maynard Keynes, quando lo Stato non sa più cosa fare per creare occupazione, è sufficiente che assuma delle persone per scavare buche e poi ricoprirle. L’importante è che, in cambio di questo esercizio fisico, paghi un salario. Quindi, secondo la metodologia di calcolo di Moody’s, i Paesi con più alto valore dell’indice sono quelli in cui le prospettive economiche sono più misere. Ebbene, la lista degli Stati più a rischio, almeno per quanto riguarda il più industrializzati, contiene la Spagna, la Lettonia, la Lituania, l’Irlanda e la Grecia. Subito dopo vengono la Gran Bretagna, l’Islanda e gli Stati Uniti. L’Italia è al quindicesimo posto in questa “lista dei cattivi”, al pari della Germania, un po’ peggio della Repubblica Ceca. Martedì scorso il premier greco George Papandreu ha presentato un piano per risolvere i problemi finanziari del suo Paese,  afflitto da un debito pubblico che viaggia verso i 300 miliardi di Euro e quest’anno dovrebbe chiudere l’annata fiscale con un deficit pari al 12,7% del prodotto interno lordo. Il giorno successivo anche Standard & Poor’s ha tagliato il rating del paese ellenico, portandolo da “A-” a “BBB+”. La stessa manovra, come si ricorderà, era stata effettuata la settimana prima da Fitch.

Negli Stati Uniti non è che le cose vadano meglio. Il Tesoro americano pare aver rinunciato alla cessione della prima tranche di azioni Citigroup che gli avrebbe dovuto fruttare 5 miliardi di Dollari.  Meno male che Wells Fargo ha dichiarato di voler restituire i suoi 25 miliardi di aiuti, ma ciò la costringerà ad effettuare disinvestimenti, a tagliare il dividendo, ed ad aumentare il capitale per almeno 10,6 miliardi di Dollari.

La prima parte del 2010 pare annunciarsi come un ennesimo periodo di resa dei conti, magari capitanato dalle società di rating. È sotto gli occhi di tutti appare il formidabile rally del Dollaro nei confronti dell’Euro. Per noi europei rappresenta un’occasione importante, restituisce un po’ di competitività alle nostre aziende e  ci offre un’attività finanziaria in cui investire. Tuttavia sarebbe sbagliato credere che d’ora in avanti tutta la virtù stia negli Stati Uniti e tutti problemi risiedano in Europa. Come scrivevamo nei numeri precedenti, un recupero del biglietto verde riporterebbe un po’ d’ordine nella finanza globale. Ma chi vorrà scommettervi dovrà farlo con attenzione, poiché la finanza americana sta ancora attraversando una difficile convalescenza dopo una crisi secolare. Attenzione dunque a non cadere nella trappola rappresentata dal credere che la nuova tendenza possa durare per un periodo indefinito. Ogni ciclo prima poi si conclude, specialmente se i fattori fondamentali che lo determinano non propendono così nettamente verso una sola direzione. Anche gli eventuali investimenti in Dollari statunitensi vanno effettuati con gradualità e con la capacità di saper comprendere per tempo quando chiudere le posizioni.

 

Ulteriori Indicazioni tecniche degli indici e del cambio euro/dollaro, sono disponibili nel nostro report Mercati & Tendenze, pubblicato ogni lunedì pomeriggio. 

 

Testo edito a cura dell’Ufficio Studi di Ricerca Finanza
Direttore Responsabile Dr. Massimo Intropido
23/12/2009 17:49