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Le Borse si riprendono e il Dollaro paga il conto

Le Borse si riprendono e il Dollaro paga il conto - Vasto Oggi.net
SI RIVEDONO I 23.000 PUNTI A PIAZZA AFFARI

Il ribasso delle Borse, tanto declamato la scorsa settimana, non si è visto. Anzi, si sono rivisti i 23.000 punti dell’indice FTSE MIB. La tendenza dei principali mercati azionari rimane dunque positiva e caratterizzata da un calo della volatilità che aumenta la qualità della ripresa. Ciò non preclude il verificarsi di fisiologici storni, ma semplicemente che, al di là delle dichiarazioni, per ora, il timore maggiore degli addetti ai lavori è di ritrovarsi senza titoli, in un mercato al rialzo, piuttosto che possederne, in un mercato al ribasso. L’evoluzione positiva della situazione tecnica ci induce ad elevare il livello tecnico di allerta, che segnalerebbe la conclusione del rialzo a Piazza Affari, da quota 20.700 a 21.700 punti.

I NODI VENGONO AL PETTINE.

Drs Technologies ha portato un altro contratto da 1,9 Milardi di Dollari nel portafoglio di Finmeccanica. Endesa ha fatto aumentare in maniera consistente il già notevole fatturato di Enel. Sono operazioni che aprono alle aziende italiane delle porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Inizialmente, il mercato ha penalizzato parecchio questi due titoli e molti analisti (soprattutto stranieri), con le loro valutazioni negative, hanno duramente compresso i target price azionari di entrambe le aziende. Alla lunga però, il mercato ha restituito il maltolto ed è probabile che il fenomeno continui anche nei prossimi trimestri. Mai come in questi ultimi mesi, si sono letti giudizi tanto lontani dalla realtà, che denotano una chiara ed evidente mancanza di lungimiranza.
È evidente, il mondo delle “raccomandazioni” è schiavo dei risultati del trimestre successivo, però è anche vero che tali giudizi vengono indicati come idonei su orizzonti temporali più lunghi, ovvero 12-18 mesi, quindi dovrebbero essere emessi con più oculatezza, onde evitare grossolani errori.
L’industria degli uffici studi, lavorando su base fondamentale (cioè sull’analisi di bilancio) continua a rivelarsi molto imprecisa durante la fase di ripresa, così come lo è stata pesantemente durante quella della crisi.
L’attuale realtà rende evidente quanto sia tempo di “occasioni”. I problemi sono numerosi, ma paradossalmente, proprio la precaria situazione economica rende gli investimenti a rischio meno pericolosi di quanto possano apparire e di quanto potrebbero esserlo in una condizione più favorevole.
In caso di storno, si rischierebbero perdite anche su titoli ritenuti “sicuri”, come per esempio Assicurazioni Generali. Se dunque accettiamo il rischio di subire perdite su ciò che è ritenuto “titolo difensivo”, forse è il momento di avere meno paura a guardare titoli ritenuti investimenti azzardati. Inoltre, in questo 2009 la ripresa ha dimostrato di saper far “risorgere” anche azioni che parevano abbandonati a se stesse da parecchio tempo, vedi il caso di Enel e Telecom Italia.
Motivo in più per seguire attentamente le azioni su cui si ritiene che il mercato si stia sbagliando.

B.O.T. A RENDIMENTO NEGATIVO,
OVVERO “LA TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA”.

I dati in arrivo questa settimana negli Stati Uniti potrebbero indicare che laggiù la deflazione sta rallentando. Si tratterebbe di una circostanza liberatoria dall’incubo di uno scenario alla “giapponese” (cioè un lungo periodo di deflazione che rallenta i consumi e schiaccia l’occupazione) e da quel fenomeno definito “trappola della liquidità”. Questo strano nome è ben noto agli studenti di economia monetaria e rappresenta una situazione (come purtroppo l’attuale) in cui la voglia di sicurezza fa salire così tanto i prezzi dei titoli di Stato a breve termine ed, in generale, degli investimenti sicuri, da deprimerne fortemente il rendimento. La dimostrazione del livello patologico raggiunto in questi tempi, si è avuta la scorsa settimana in occasione dell’ultima asta dei B.O.T (Buoni Ordinari del Tesoro), quando la forte domanda ha prodotto un rendimento che, tolte commissioni e prelievo fiscale, è risultato negativo.
Una tal struttura di rendimenti fa si che l’investimento obbligazionario sia estremamente problematico, poiché spinge coloro che necessitano di un rendimento apprezzabile, verso scadenze lunghe e a tasso fisso. In pratica, significa correre il rischio di ritrovarsi con un tasso inferiore a quello di mercato e/o di subire importanti perdite in conto capitale, qualora si vendessero tali titoli successivamente alla risalita dei tassi, in pratica da quando le banche centrali ritorneranno a far salire il costo del denaro.
Ma quando ciò accadra? Per scoprirlo dobbiamo osservare con la massima attenzione i dati sull’inflazione, perché saranno importanti e determinanti nel processo di risalita dei tassi d’interesse.
Se infatti in settimana e nei prossimi mesi, la dinamica negativa dei prezzi dovesse iniziare ad invertirsi, ponendo fine alla fase deflattiva, non è assurdo ipotizzare che a partire dai primi mesi del 2010, le principali banche centrali potranno iniziare l’attuazione della “exit strategy”, ovvero l’uscita dalla politica del denaro regalato per far fronte all’emergenza. Quindi, quegli investitori che hanno scelto un “basso profilo di rischio”, puntando sul monetario e obbligazionario, dovranno prestare la massima attenzione all’andamento dell’inflazione. Il rischio è di trovarsi, tra qualche anno, nel portafoglio dei titoli “sbagliati” (quindi a tasso fisso anziché variabile). Questa possibilità va attentamente vagliata, senza pregiudizi, adottando una vista lungimirante.

Testo edito a cura dell’Ufficio Studi di Ricerca Finanza
Direttore Responsabile Dr. Massimo Intropido
16/09/2009 14:50