Esplora le radici più intime del nazismo il film Il Nastro Bianco del regista di origini austriache Michael Haneke, vincitore Cannes Festival Il nastro della Palma d'oro del 62/o Festival di Cannes. Favorito sin dalla vigilia, il film è bellissimo, gelido, agghiacciante ritratto in bianco e nero di quello che accade tra gli abitanti di un piccolo villaggio protestante nel Nord della Germania nel 1913. Una serie di strani accadimenti, molestie a bambini e altri incidenti, scandiscono la vita del villaggio con donne sottomesse, genitori e istitutori inflessibili, perfidie, punizioni (il nastro bianco da portare come simbolo di una purezza tutta da conquistare). Solo un insegnante sembra più ragionevole, l'unico con la voglia di scoprire veramente cose c'è dentro tutto quest'ordinario inferno apparentemente perfetto e pulito fino allo svelamento finale lasciato allo spettatore solo intuire da una grande sceneggiatura (sempre di Haneke). A compiere questi crimini, come cavare gli occhi ad un piccolo bambino handicappato, è l'intera comunità dei bambini del villaggio, cresciuti a pane e disciplina ferrea, abituati a covare l'odio e ad ubbidire. In una parola quei bambini che saranno i nazisti qualche anno dopo









