Eugenia Belluardo 07 marzo alle ore 9.26
Caro Antonino a Caronia, come in tutti gli altri luoghi soggetti a rischio idrogeologico, purtroppo i geologi quello che erano stati chiamati a fare l'hanno fatto, ovvero la mappatura dei perimetri e l'identificazione della tipologia di rischio. Quello che manca oggi sono gli interventi, ovvero sistemazioni idraulico-forestali, sempre seguite da geologi, ma anche agronomi e ingegneri naturalisti. Ma gli interventi devono essere finanziati ed ecco che si arriva al solito problema politico. Quando ci fu la frana a Giampilieri il presidente dei geologi di sicilia, insieme a lega ambiente, riuscirono a far spostare i fondi che Lombado aveva destinato al piano casa all'emergenza idrogeologica, ma non mi pare che sia stato fatto quando necessario. A Caronia, la lentezza del fenomeno ha concesso una tregua alle vite umane ma non sempre si è cosi fortunati. Le interviste appunto fanno capire quanto lo Stato sia assente e impegnato in tutta'altro che non abbia a che fare con la salvaguardia sociale e umana degli italiani. Con i primi morti a Giampilieri mi sono accorta quanto di quello che è stato predetto si sta mettendo in moto o accelerando a causa delle pioggie torrenziali anomale per la nostra terra. Cosa posso dirvi ancora... nel 2008 ho partecipato ad un corso di formazione per geologi nella protezione civile dal rischio idrogeologico per la prevenzione e la mitigazione del rischio, ma alla fine le nostre ricerche e segnalazioni, le prospettive per i finanziamenti che dovevano servire a creare gli uffici appositi non sono mai arrivati, è vero pure che poi la campagna elettorale è finita e quindi anche i progetti di prevenzione e mitigazioni di frane e alluvioni in sicilia.
IL PROBLEMA E' TUTTO POLITICO.









