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E' finito il rally? Per ora no!

E' finito il rally? Per ora no! - Vasto Oggi.net
NESSUN SEGNALE D’INVERSIONE ALL’ORIZZONTE

Come dicevamo la settimana scorsa, Maggio è statisticamente un mese avverso alle borse, pertanto non ci stupiremmo se la sequenza di settimane positive si interrompesse proprio nel quinto mese dell’anno. Tuttavia durante la scorsa ottava non è arrivato un vero e proprio segnale di inversione della tendenza, perché ciò accadrebbe solo in caso di discesa al di sotto di quota 18.500 del nostro indice S&P/MIB40. Le indicazioni che sono giunte nei giorni scorsi sono semplicemente quelle di chiusura delle posizioni rialziste, soprattutto nel caso in cui esse siano particolarmente soddisfacenti o i prezzi di carico siano vicini a quelli attuali e dunque basti poco per cadere in perdita. Infatti l’unico segnale tecnico fornito dal mercato è la violazione della trendline rialzista dell’indice S&P/MIB40 in corrispondenza del cedimento al di sotto dei 20.000 punti. Va ricordata l’ottima performance, pari a +58,51%, del nostro indice S&P/MIB40 rispetto ai minimi dello scorso 9 Marzo.

STRATEGIE OPERATIVE:
”INTERPRETIAMO I SEGNALI DEL MERCATO PER CAVALCARE IL RALLY“

La fase di crisi attraversata dai mercati finanziari la scorsa settimana, lungi dal crearci confusione, deve spingerci a riflettere sulle indicazioni fornite dalle nove settimane di forte rally e cioè:
1) Il basso livello raggiunto dagli indici e dai singoli titoli ha consentito recuperi percentualmente uguali o superiori alle perdite registrate dall'inizio della crisi. L’S&P/MIB40 ha perso poco più del 72% dal maggio del 2007 al 13 marzo 2009, ma in soli due mesi ha recuperato quasi il 68%. Unicredit ha lasciato sul campo, sempre da maggio 2007 al 13 marzo 2009, quasi il 92%, ma ha poi recuperato il 237% durante l'ultimo rally. Voi direte: è impossibile, poiché sia l'indice che Unicredit non sono tornati sui massimi di maggio 2007. Ebbene, l'ampia ripresa in percentuale è possibile pur senza che il valore sia tornato quello di due anni fa, grazie all'effetto-dimensione che viene provocato dalle ampie variazioni di prezzo.
2) L’applicazione degli stop loss durante i mesi di crisi ha consentito di sfruttare la forza del recupero e l'effetto di cui parliamo qui sopra. "Tener duro" durante una crisi e recuperare dopo o nel corso del rally, non è la stessa cosa rispetto al chiudere le posizioni per riacquistare all’avvio della ripresa. Solo chi ha salvaguardato il proprio capitale può sfruttare in pieno l'effetto-dimensione. Chi ha "tenuto duro" fino al culmine della discesa ha subito l'effetto di ridimensionamento sul suo capitale. Tanto più la crisi è forte, tanto più questa dinamica è rilevante.
3) L’unica cosa che vale veramente la pena di fare, non solo nei momenti di crisi, ma anche in quelli di prosperità, è seguire la tendenza dei prezzi, come ci ha insegnato più di un secolo fa Charles Dow, il fondatore dell'analisi tecnica. Se tutti sono ottimisti, ma il prezzo scende, si crea un'occasione per chi non ha i titoli, ma chi li ha subisce una perdita. Attendersi una ripresa avendo titoli in portafoglio è profondamente diverso e molto più rischioso che attenderla mantenendosi liquidi. Queste sembrano regole del tutto ovvie. Ma gli ultimi due anni ne hanno evidenziato in maniera drammatica la validità, al punto che molti risparmiatori, proprio durante questa crisi, hanno iniziato ad applicarle con benefici immediati. Bisognerà continuare ad attuarle da qui in avanti, qualunque cosa succeda. Pertanto, se tornerà il ribasso, non bisognerà farsi scrupoli nel chiudere le proprie posizioni.
Se invece tornerà la forza, non bisognerà aver paura del grande recupero già avvenuto e si dovrà comprare ancora una volta.

Dott. Massimo Intropido - Ricerca Finanza
19/05/2009 18:34