Ci sono voluti otto anni di attesa per poter salutare l'arrivo di un nuovo album degli AC/DC, e nella miglior tradizione della band si tratta di un disco perfettamente in linea coi precedenti. Già, perché questi veri e propri mostri sacri hanno scelto fin dall'inizio la strada della coerenza: rock pieno e pulito, testi deliziosamente ribelli e tante, tante schitarrate. Tranne qualche illustre eccezione è difficile pescare una canzone a caso ed individuarne subito la collocazione in questo o quell'album, tanta è la forza di una matrice dominante; mai una instant-song, mai un ammiccamento a contaminazioni musicali.
Anything goes, estratta da Black Ice, è uscita insieme al disco una decina di mesi fa ma è già entrata in quel mare magnum che è la produzione degli AC/DC, così omogenea ed altrettanto accattivante. Rubano la scena, come sempre, i riff di Angus Young e la voce di Brian Johnson ancora una volta abili a costruire un pezzo scorrevole, carico e tanto, tanto rockeggiante. La sensazione è che Angus abbia accesso ad un archivio di centinaia di riff inediti e li snoccioli uno dopo l'altro, gettando già in fase di composizione le basi per una sfilza apparentemente infinita di tracce robuste e sensate.
La ricetta insomma è quella consolidata ma ciò non vuol dire che l'impatto scemi col passare del tempo: ogni nuovo lavoro è accolto da un oceano di appassionati sempre entusiasti e addirittura in aumento. Polverizzate le vendite del precedente Stiff Upper Lip, Black Ice è stato uno degli album più venduti del 2008 e ha collezionato dischi di platino come se fossero di cioccolata. A volte la coerenza paga, e se ci si chiama AC/DC paga in forma di oltre duecento milioni di dischi venduti in carriera.
Keep on rockin'.
Tziu martedì 8 settembre 2009









